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Obesità, svolta storica in Italia: non più colpa individuale ma malattia cronica riconosciuta per legge
Intervista all’On. Roberto Pella – Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili”
Lo scorso primo ottobre è stato approvato al Senato il disegno di legge che riconosce l’obesità come una malattia “progressiva e recidivante”, facendo dell’Italia il primo Paese al mondo ad affrontare in modo così deciso un tema che coinvolge oltre sei milioni di cittadini, ancora oggi purtroppo oggetto di stigma sociale.
Ne abbiamo discusso con l’On. Roberto Pella, primo firmatario della legge e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili”.
Come si è arrivati all’approvazione di questa legge?
Dapprima una Mozione, nella scorsa Legislatura, approvata all’unanimità nel 2019, il cui impatto fu, purtroppo, limitato dall’esplosione della pandemia da COVID-19. In questa Legislatura, l’iter parlamentare della Proposta di Legge 741, a mia prima firma, ha trovato approvazione in Commissione XII e poi in Aula alla Camera lo scorso maggio e, infine, il voto favorevole al Senato solo poche settimane. Con questa legge abbiamo voluto riconoscere l’obesità come una malattia cronica multifattoriale, che richiede un approccio integrato tra medicina, prevenzione e politiche sociali, superando la visione colpevolizzante e stigmatizzante. L’obesità, infatti, non è una “scelta di vita sbagliata”, ma una condizione complessa, influenzata da fattori genetici, ambientali, psicologici, nutrizionali e socio-economici. Riconoscerla come malattia significa restituire dignità alle persone, garantire cure e trattamenti appropriati, investire in prevenzione e promozione. Avvieremo, in questo senso, campagne nazionali e locali, in collaborazione con Comuni e Regioni, per ridurre lo stigma e contrastare i fenomeni di bullismo e per stimolare l’educazione ai corretti stili di vita.
Che cosa prevede nel concreto la legge?
Fra i punti centrali previsti dalla legge vi è: la definizione dell’obesità come malattia progressiva e recidivante; un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, che include iniziative focalizzate in particolare sulla prevenzione in età infantile e sulle relative complicanze; l’agevolazione dell’inserimento delle persone con obesità nelle attività scolastiche, lavorative e sportivo-ricreative; l’istituzione, presso il Ministero della salute, dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità, a cui sono affidati compiti di monitoraggio, studio e promozione di corretti stili di vita della popolazione italiana
L’approvazione di questa legge si unisce a un altro traguardo, raggiunto lo scorso dicembre con la Legge di Bilancio, necessario per rendere più efficaci le politiche di prevenzione e cura e porre l’Italia come avanguardia nel contrasto alla malattia: l’istituzione di un Fondo mirato per la cura e la prevenzione dell’obesità introdotto da un emendamento, sempre a prima mia firma, con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
Che cosa rappresenta questa legge per la sanità pubblica italiana?
Questa norma segna un cambio di paradigma nella cultura della salute: non più una politica centrata solo sulla cura, ma sulla prevenzione e sull’equità di accesso. L’obesità è un fattore di rischio per oltre 200 patologie croniche, tra cui diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro. Ridurre l’incidenza dell’obesità significa alleggerire nel medio-lungo periodo la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale e migliorare la qualità della vita di milioni di persone. Inoltre, con questo passo l’Italia diventa un Paese apripista in Europa, capace di orientare le politiche comunitarie verso un riconoscimento più giusto e scientificamente fondato di questa condizione.
Che cosa manca ora?
Lo scorso 23 ottobre la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo Piano Nazionale Cronicità che rappresenta un passaggio fondamentale per la sanità pubblica italiana, altresì per le sue implicazioni di salute pubblica sui territori e nelle comunità. Il Paese si dota finalmente di uno strumento aggiornato e condiviso che rafforza la presa in carico delle persone con malattie croniche, promuovendo modelli di assistenza integrata, equa e sostenibile. Di particolare rilievo è il riconoscimento e l’inserimento, al suo interno, dell’obesità come malattia cronica, un passo decisivo verso il superamento di stigma e sottovalutazione, e la piena inclusione di 6 milioni di cittadini italiani in percorsi di prevenzione, cura e gestione continuativa. In questi giorni anche l’attesissimo – dal 2017 – aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ha incluso previsioni positive per le persone con obesità, volte in misura crescente a garantire l’accesso gratuito alle cure e la presa in carico multidisciplinare in tutto il territorio nazionale.